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ZELDA 
Vita e Morte di Zelda Fitzgerald

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Progetto Bio_Grafie

Di e con Giorgia Cerruti

REGIA DI GIORGIA CERRUTI E DAVIDE GIGLIO

Uno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia

Una produzione Cubo Teatro

Sull'ultimo giaciglio dell’artista, sola e convalescente per congestione d'idee in un letto di un oscuro ospedale psichiatrico della provincia americana, si ripropongono le parole di una Zelda già in attesa della morte otto anni dopo il compagno. E da sotto il lenzuolo vengono estratti come rigurgiti dell'anima i simboli di una vita: un pegno d'amore di Scott, carte, lettere, giornali, fotografie.

Come convivere con una vita speciale?

Nessuno mi ha insegnato a interpretare me stessa…

Z.F.

 

 

Questo spettacolo di lungo corso, nato nel 2015, rappresenta un’eccezione nel percorso della nostra Compagnia, poiché per la prima volta abbiamo attraversato una biografia per estrarne altro.

Per raccontare chi è il “personaggio” di Zelda potremmo sintetizzare così: artista poliedrica, moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, autrice nel 1932 del romanzo autobiografico “Lasciami l'ultimo valzer”, morta all'età di quarantotto anni in circostanze oscure nell'incendio dell'ospedale psichiatrico in cui era ricoverata a causa della sua schizofrenia. Per i suoi atteggiamenti anticonvenzionali e spregiudicati è stata spesso considerata una sorta di proto-femminista.

Il desiderio di avvicinarci a lei non nasce dalla volontà di farne una “agiografia” bensì di illuminare il nostro sentire presente con un’ebbrezza tragica ed esultante.

Attraversare oggi le sue parole è una vibrazione potente che può trasformare. Appoggiare l’orecchio tra i turbamenti incisi nelle sue lettere lascia un senso di disagio ma anche una deliziosa vertigine per aver gettato lo sguardo nell’anima di qualcuno.  Zelda è il desiderio insano ma carezzevole di possedere l’altro, l’amore sordo all’opinione corrente, il rifiuto del concetto di “bella figura”, lo sguardo eretico che attraversa l’esistenza senza inseguire idoli, ma solo il proprio movimento interiore. Zelda ci racconta o vorremmo che ci raccontasse.

In quest’oggi impaurito e normalizzante, lei ci rammenta che siamo capaci di accogliere in noi ogni contraddizione, che siamo gentili e mostruosi, innamorati e svergognati, anarchici e vicari, icone di stile talune volte o sciatti psicopatici talaltre. Noi siamo tutto questo.

Un pensiero speciale corre a F.S. Fitzgerald, il suo compagno d’arte e di vita: la loro storia è un universo sorprendente di nutrimento e distruzione. E poi le grandi condivisioni di intelligenze, principi, sogni, utopie, gusti - come la loro - sono rivoluzionarie, aristocratiche e anti-borghesi, perché ci ricordano nel continuo cercarsi che ognuno muore solo. Sono un inno al bisogno di affetto.

Per quanto riguarda il nostro trattamento scenico, abbiamo posto Zelda in un letto, nella sua ultima ora di vita. E da sotto il lenzuolo vengono estratti come rigurgiti dell'anima i simboli di un’esistenza… un pò come la Winnie beckettiana.  Con questo lavoro Piccola Compagnia della Magnolia approfondisce ulteriormente la propria avventura teatrale nella sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, affidando alla figura di Zelda Sayre Fitzgerald la metafora di un’inesausta ricerca del sublime.

 

Un lavoro che è incessante ricerca di intimità con il pubblico e di immersione tecnica dell’attrice, in un tempo e uno spazio avvolti da un nauseabondo odore di rose rosa.

Zelda Fitzgerald  Magnolia - giorgia cerruti

VITTORIA LOMBARDI – Krapp’s Last Post

“Zelda” (…) è un'ulteriore aggiunta di bravura a questo percorso in cui l'attorialità è protagonista assoluta di potenza espressiva. (…) La vicinanza tra spettatori e palcoscenico permette l'osservazione dei dettagli, la costante (e tematica) lucidità degli occhi, permette di notare la commozione viva di un racconto metabolizzato ed interiorizzato che si scopre intenso tra i dinamismi sottilmente elaborati di una curatissima mimica.

RENZO FRANCABANDERA– PAC

(...) intensissima interpretazione di Giorgia Cerruti nel monologo dedicato alla vita di Zelda Fitzgerald. Questo spettacolo ha una regia a tratti wilsoniana, che catapulta l’attenzione dello spettatore sui venti centimetri quadri che incastonano il visus intorno al volto dell’interprete in una carrellata emotiva fra passioni e follie al femminile capace di lasciare senza fiato, più ancora dell’intenso odore di rose che lo avvolge. Qui succede tutto. In quegli sguardi magnetici, in quelle espressioni, in quella parola, in quei gesti, quelle mani che accarezzano le irregolarità di un corpo normale fino a farle diventare seducenti. La Cerruti ammalia in ogni istante di recitato, fin dalle battute iniziali declamate con una voce vecchia e innaturale in un buio di tomba, e porta con sé lo spettatore in un saliscendi fra paradisi e inferni rosa. Da vedere assolutamente.

 

ALFONSO CIPOLLA – LA REPUBBLICA

(...) Zelda ha il fascino di essere uno spettacolo che si rivela diverso da quello che apparentemente sembra. Conosce il segreto di alludere ad altro, di gettare ponti di pensiero. (...) Al pari della Winnie beckettiana, Zelda sopravvive in un atollo di detriti di vita, tenacemente spolverati per inseguire l’ombra di un’ipotetica felicità. (...) La Magnolia è una delle poche compagnie di giovani che ha occhi anche dietro di sé: conosce e rispetta la lunga tradizione teatrale che l’ha preceduta e se ne avvale per andare oltre.

MARIO BIANCHI – Krapp’s Last Post

(…) E’ poi una davvero notevole Giorgia Cerruti, distesa per tutto il tempo su un letto, con commovente adesione di sentimenti, ad impersonare Zelda, la moglie di Francis Scott Fitzgerald.

 

GIULIA MURONI - PAC

(...) Giorgia Cerruti padroneggia con sapienza l’arte attoriale: non è una performer, è un’Attrice. Nella dicotomia tra attore tradizionale di teatro drammatico e performer postmoderno, la Cerruti muove verso una soluzione efficace e originale, scevra di birignao e consapevole della potenza specifica dell’arte attoriale, aperta ad un caleidoscopio di possibilità interpretative.

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