PRESENZE ERETICHE
Stage per attori e allievi-attori condotto da Giorgia Cerruti e Davide Giglio

La Compagnia conduce questo percorso in diversi momenti dell'anno, in Italia e in Francia

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Ci chiediamo spesso dove risieda oggi l'utilità del teatro ...così anacronistico ci appare. E ne nasce una seconda domanda: è utile un attore ? Dove sta la sua necessità di esistere ? Da circa 14 anni - relativamente poco – entrambi ci arrovelliamo sull'arte antichissima dell'attore, sui meccanismi che la governano, per tentare di mantenere con il pubblico un patto implicito di autenticità: nel progetto, nella presenza, nell'incontro. Crediamo che adesso il senso specifico del teatro abiti più che mai nel valore unico e irripetibile dell'incontro ravvicinato tra l'umanità dell'attore e quella dello spettatore, un incontro che deve aspirare ad essere eretico, scelto, slegato dalle logiche del consenso seduttivo. Forse questo richiede oggi teatri di modeste dimensioni, ma che possano garantire la vicinanza: il moto delle percezioni tra palco e platea deve avere una corsa breve per non rischiare di diventare un museo retrodatato. Ecco che questa dedizione, questa cura per l'incontro artistico non possono prescindere - per noi attori – dalle chiavi magiche e antichissime che aprono le porte alla relazione. Quanta dedizione nei nostri amati maestri assenti (Jouvet, Dullin, Grotowski...) verso la ricerca dei meccanismi dell'arte dell'attore, verso la scoperta di un io autore consapevole della propria presenza e dei segni che lascia dietro di sé ! E tutto questo per preservare il rito collettivo del teatro, che non è spettacolo ma tentativo di trascendere il piccolo io per unirsi agli altri, traslocare da sé per andare verso l'altro. Per tutte queste ragioni crediamo che la ricerca non si esaurisca mai, che non si chiuda nella creazione di uno spettacolo né nelle cattive tempistiche del teatro istituzionale. Ci vuole tempo, pazienza, frequentazione della propria interiorità, e in egual misura dell'involucro, il corpo, la voce. E poi abbiamo il dovere etico di nutrire senza sosta - ora che domani è tardi - il cervello...lui che viaggia così veloce e stabilisce connessioni tra le cose in un tempo brevissimo e sceglie tra mille strade la buona in quel momento.


Siamo chiamati a ricreare la realtà con trasparenza, partendo dall'autenticità dei nostri mezzi e affinando la lama dell'agire scenico: cosa togliere per arrivare a questo ? E cosa tenere ? Come affinare la lama bianca della propria presenza artistica? Domande senza una risposta universale, perché ogni attore ha la propria infanzia, la propria mamma, i propri gusti, i propri disgusti, le proprie paure e le proprie utopie, i sì, i no. E su questo meraviglioso magma va innestata la tecnica d'attore.

Vogliamo proporre un percorso di circa sei giorni di studio volto a indagare il nostro corpo scenico come vaso risonante; possiamo dire un medium disponibile ad essere attraversato?
L’attore che ha un occhio dentro di sé e uno fuori da sé, l’attore come subacqueo che scende di livello in livello nella propria interiorità, per restituire all’esterno uno sguardo condivisibile; l’attore come creatura “matematica” capace di innescare processi profondi; l’attore che crea una partitura originale con il proprio corpo e la propria voce e firma una personale presenza scenica; l’allenamento teso a ridurre la distanza di reazione tra sensazione ed impulso. Si tratta di “muscolarizzare” il sentimento e non l'emozione, catturando forze nell'aria e curando la relazione con l' altro.

Consigliamo di portare elementi che vi sono cari: un progetto di spettacolo che vi interessa realizzare, o una vostra scrittura per la scena, o un estratto di un testo che risuona potente in voi, o un tema che vi ossessiona attorno al quale avete organizzato materiali. É consigliabile per lavorare taluni materiali avere la memoria, ma è a vostra discrezione.
Abbigliamento comodo e scuro, non sportivo.

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