PARADISO
Capriccio tra Orfeo e Euridice
NUOVA CREAZIONE_debutto maggio 27
Con Davide Giglio e Giorgia Cerruti
Scrittura e regia Giorgia Cerruti
PRODUZIONE PICCOLA COMPAGNIA DELLA MAGNOLIA_Produzione esecutiva Cubo Teatro
Paradiso nasce come opera scenica originale ispirata a Orfeo ed Euridice.
La scrittura scenica si forma anche nell’incontro con Ovidio, Virgilio, Rilke, Pavese, Cocteau: autori attratti, in tempi e forme diverse, da queste figure amorose e funebri. Sono voci con cui entrare in attrito: versioni del mito che si sovrappongono, si correggono, si contraddicono e fanno affiorare ogni volta una diversa relazione tra chi guarda e chi è guardato, chi parla e chi viene raccontato, chi resta e chi scompare.
La ferita postuma del ricongiungimento dei due amanti - come un presagio che si lascia comprendere soltanto dopo essersi compiuto - trova inoltre un terreno intrigante di ispirazione in Marguerite Duras: nel trentennale della sua morte (2026), La Musica e La Musica seconda diventano camere dopo l’amore, stazioni di Purgatorio, luoghi in cui due corpi non riescono più a separarsi perché il discorso continua a trattenerli. In Duras, proprio nel tentativo di congedarsi, i due amanti tornano continuamente a legarsi. Nel mito accade forse il contrario: proprio nel tentativo di legarsi, Orfeo ed Euridice tornano continuamente a congedarsi.
Paradiso è un passo a due dai colori ironici e tragici al contempo, sull’amore, sullo sguardo, sul lasciar andare cose e persone. Orfeo tenta di riportare Euridice dal regno dei morti, sfidando il confine tra vita e aldilà.
Si direbbero vampiri immortali: il loro amore è segnato dalla malinconia e dalla vicinanza costante alla morte. L’immortalità, come il viaggio di Orfeo nell’Ade, finisce così per mostrare quanto vita e morte abbiano senso proprio perché inseparabili. Un vampirismo lirico e struggente dove si sconfigge apparentemente la morte, ma non si elimina la perdita. Una versione "nostra" del mito di Orfeo e Euridice.
Orfeo scende a riprendere Euridice. Euridice vuole tornare?
È da questa zona ambigua che Paradiso prende avvio: dal desiderio impossibile di restituire qualcuno alla vita e dalla domanda, altrettanto dolorosa, se amare significhi talvolta anche lasciare l’altro uscire dal proprio racconto.
Questioni aperte:
chi ha il diritto di raccontare l’altro?
è possibile amare senza trasformare l’amato in materia della propria grandezza?
e se il paradiso fosse il luogo dove finalmente l'altro smette di raccontarti?
Paradiso incrina il mito e interroga il potere dello sguardo, della firma, dell’arte, ma anche della memoria maschile sul corpo femminile.
Raccontare l’altro può essere un gesto d’amore, ma può anche diventare una seconda morte. Una forma elegante di sequestro.
L’amore come campo di forze, di poteri.
Paradiso come accumulo di sentimenti, derive e desideri, serpentine giocose e chiassose, sussulti sfrenati, confessioni rabbiose e smaccati appetiti. La traiettoria dello spettacolo procede per sbalzi, inciampi e contraddizioni: levità, ironia e tragedia si inseguono, si mordono, si smentiscono. Come nell’amore.
Proseguendo una ricerca di Compagnia, la scena si costruisce per sincretismi: atmosfere e partiture sonore, immagini pittoriche e narrazioni parallele creano un paesaggio instabile: un campo percettivo da attraversare, dove il racconto appare, devia, ritorna, si incrina, in una collisione tra quotidiano e mito.
Proveremo a compiere un viaggio tecnico-sentimentale dentro il mito di Orfeo e Euridice, spostandolo di fronte a noi, cittadini e belve di oggi, in un tempo dominato da immagini, firme, appropriazioni, esposizioni continue, un tempo che pare refrattario al Sentimento.
Abbiamo il desiderio di tornare a concepire un lavoro “a due”: in scena Davide Giglio e Giorgia Cerruti, i corpi storici di Piccola Compagnia della Magnolia. Ventitré anni di lavoro comune diventano materia sotterranea: intesa, attrito, memoria, crudeltà, precisione, usura, fiducia.