MANIFESTO 67.27 | ARCHEOLOGIA FUTURA
Giugno 1967 → Giugno 2027
ideazione, direzione artistica, composizione di
Giorgia Cerruti e Davide Giglio | Piccola Compagnia della Magnolia
Giugno 1967
L’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino fu uno dei principali promotori e dei luoghi del fondamentale Convegno per un Nuovo Teatro, organizzato da Edoardo Fadini (vicepresidente dell’UC) con Franco Quadri, Giuseppe Bartolucci, Ludovico Zorzi, Ettore Capriolo e altri. Vi parteciparono figure come Carmelo Bene, Carlo Quartucci, Luca Ronconi, Sylvano Bussotti, Dario Fo, Franca Rame, ecc. L’evento si svolse tra Torino, presso l’Unione Culturale, e Palazzo Canavese.
Quel convegno si tenne dal 9 al 12 giugno 1967.
Il 9 giugno la riunione iniziale si svolse all’Unione Culturale:
-
il 10 si discusse di teatro laboratorio e teatro collettivo;
-
l’11 si discusse di “nuovi materiali scenici”;
-
il 12 si discusse di “acquisizione di un pubblico nuovo attraverso nuove strutture organizzative”, con chiusura nuovamente all’UC.
Fu un evento cruciale della storia teatrale italiana nel quale ci si interrogava sul futuro del teatro nel nostro Paese. Sessant’anni dopo, questa ricorrenza non viene assunta in chiave celebrativa o nostalgica, ma come occasione utile a produrre presente.
Giugno 2027
Oggi prendiamo le tre questioni poste nel 1967 (“teatro collettivo”, “nuovi materiali scenici”, “nuovo pubblico”) e le costringiamo nuovamente a diventare scena.
MANIFESTO 67.27 - Archeologia Futura
Il progetto in sintesi
Il progetto seleziona tramite call nazionale 7 giovani artisti singoli under 35 all’inizio della propria carriera - 4 attori/performer, 1 dramaturg, 1 sound artist e 1 artista visivo - riuniti in un ensemble temporaneo e coinvolti, tra aprile e giugno 2027, in un percorso di professionalizzazione artistica presso l’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino.
Il percorso culmina in quattro giornate pubbliche gratuite: il 9, 10 e 12 giugno all’Unione Culturale Franco Antonicelli di Torino e l’11 giugno al Teatro Giacosa di Ivrea.
DAL 5 APRILE AL 6 GIUGNO 2027
I 7 giovani artisti selezionati prendono parte a un percorso di residenza e professionalizzazione artistica e, con Giorgia Cerruti e Davide Giglio - ideatori, registi e tutor - lavorano alla creazione di un’unica opera originale.
Tre professionisti di riconosciuta esperienza entrano nel percorso come Contraddittori, con funzione di mentoring artistico: osservano i materiali, mettono in crisi un presupposto, propongono un vincolo, individuano una criticità o aprono una possibile deviazione, lasciando poi nuovamente l’ensemble al proprio lavoro.
Il materiale dell’archivio 1967 entra nella creazione, la sollecita per domandare se e cosa significhino oggi le tre questioni poste sessant’anni fa durante quel Convegno:
- teatro laboratorio e teatro collettivo
- nuovi materiali scenici
- acquisizione di un pubblico nuovo attraverso nuove strutture organizzative
Il 1967 compare sotto forma di materiali incandescenti: parole, domande, dichiarazioni, contraddizioni, documenti, registrazioni eventualmente disponibili, immagini, programmi, testimonianze. Ma ogni materiale storico viene immediatamente sottoposto a una domanda contemporanea.
Qualcosa ci riguarda, qualcosa è fallito, qualcosa non è ancora accaduto.
Sessant’anni dopo, quelle tre questioni le assumiamo come interrogazioni ancora aperte ma che necessitano una revisione:
CHI CREA?
Dal “teatro laboratorio” alla questione contemporanea dell’autorialità.
CON CHE COSA?
Dai “nuovi materiali scenici” alla domanda: che cosa rende contemporaneo un materiale quando incontra la scena?
PER CHI?
Dal “pubblico nuovo” a una domanda più feroce: chi è rimasto fuori dal teatro?
DAL 9 AL 12 GIUGNO 2027
Il processo di professionalizzazione e produzione culmina in un unico evento performativo, articolato in quattro giornate.
Nelle giornate del 9, 10 e 12 giugno l’Unione Culturale (una sala da 99 posti, un’aula seminari da 25 posti, due spazi espositivi e i corridoi) è luogo della memoria, archivio e spazio performativo. L’11 giugno lo spettacolo è presentato gratuitamente al Teatro Giacosa di Ivrea, nell’anniversario della fondazione dell’Unione Culturale Franco Antonicelli (1945).
Il cuore dell’evento è un’unica opera teatrale originale, esito del processo di ricerca e composizione condotto tra aprile e giugno.
Il dispositivo diurno e le repliche serali si svolgono all’UC il 9, 10 e 12 giugno; l’11 giugno la replica ad Ivrea.
MANIFESTO 67.27 - Archeologia Futura
Il progetto nel dettaglio
5 aprile > 6 giugno 2027
ricerca d’archivio → produzione scenica → sperimentazione dei modelli autoriali → ricerca sui materiali del presente → indagine sul destinatario → produzione di scene → selezione → drammaturgia → composizione → prove → adattamento allo spazio → debutto = questo arco temporale si struttura come un percorso di professionalizzazione attraverso la creazione, attorno a tre questioni:
# CHI CREA?
Dal “teatro laboratorio” alla questione contemporanea dell’autorialità
Il dispositivo è brutale nella sua semplicità: sette artisti devono costruire dei materiali teatrali, di libera durata, senza vincolo iniziale di formato o tempo, destinati alla successiva composizione e produzione. Si tratta di provare forme diverse di creazione dell’opera: la stessa materia attraverso sistemi autoriali differenti.
# CON CHE COSA?
Che cosa rende contemporaneo un materiale quando incontra la scena?
Un corpo
Un algoritmo
Una memoria privata
Un documento
Una voce sintetica
Una notizia
Un’immagine
Un testo teatrale
Una chat
Un oggetto trovato
Una presenza
Un archivio
Una canzone
Un dato
Un errore
Quando quella cosa diventa teatro?
Quando viene messa su un palco?
Quando un attore la pronuncia? Quando viene guardata?
Quando qualcuno rischia qualcosa attraverso di essa?
Non chiediamo: “è contemporaneo questo materiale?”
Chiediamo: “quale operazione teatrale lo rende presente?”
# PER CHI?
Chi è rimasto fuori dal teatro?
Sessant’anni dopo che il teatro italiano si proponeva di conquistare un “pubblico nuovo”, chi continua a non frequentarlo? O è il teatro che non riesce più a uscire da sé stesso?
Durante questo periodo l’ensemble lavora sotto la direzione artistica e il tutoraggio continuativo di Giorgia Cerruti e Davide Giglio. I due tutor definiscono le consegne di lavoro, orientano le prove e accompagnano il passaggio dalla ricerca alla produzione dei materiali scenici; intervengono sulle proposte dei singoli artisti chiedendone approfondimento, ripetizione, trasformazione o messa in relazione con quelle degli altri componenti dell’ensemble.
Guidano inoltre i processi di scambio e rovesciamento delle competenze e accompagnano i partecipanti nella selezione dei materiali: riconoscere ciò che possiede efficacia scenica, ciò che necessita di sviluppo, ciò che va trasformato o abbandonato e il modo in cui i diversi contributi possono entrare in relazione. Nella fase successiva coordinano il passaggio dai nuclei iniziali alla drammaturgia, al montaggio e alla composizione complessiva dell’opera, fino alle prove e all’adattamento allo spazio.
A questo tutoraggio continuativo si affianca il mentoring dei tre Contraddittori, professionisti di lunga e comprovata esperienza che intervengono in momenti specifici del processo offrendo uno sguardo esterno, autonomo e critico sul lavoro in corso.
“Che teatro siamo capaci di fare qui, adesso?”
Da questo processo nascono materiali scenici concreti. Tutti i partecipanti lavorano alla selezione, al montaggio e alla trasformazione dei materiali emersi, fino alla costruzione di un’unica opera originale.
“Quali pubblici riusciamo a coinvolgere?”
Parallelamente al lavoro di palco, durante questo periodo si realizza una raccolta qualitativa di testimonianze nella città di Torino, con particolare attenzione a persone che non frequentano abitualmente il teatro. La domanda potrebbe essere: “Che cosa chiedi al teatro?”. Non è un progetto partecipativo ma materia drammaturgica che confluisce nelle giornate di fine progetto di fronte a un pubblico. Alle persone intervistate viene inoltre presentato il progetto e rivolto un invito alle giornate pubbliche, proponendo loro di tornare per verificare come le domande e i problemi emersi siano stati rielaborati nel lavoro.
CRONOPROGRAMMA
5 APRILE > 6 GIUGNO:
Questo periodo si sviluppa attraverso quattro cantieri di lavoro. I cantieri non corrispondono a moduli cronologicamente separati, ma costituiscono assi di ricerca e produzione che si attraversano e si contaminano nell’intero arco di lavoro compreso tra il 5 aprile e il 6 giugno 2027. Dai materiali prodotti progressivamente prendono forma la drammaturgia, la composizione e il montaggio dell’opera conclusiva.
1° CANTIERE | L’ARCHIVIO NON È IL TEMA
1967: cosa stiamo realmente ereditando?
Primi giorni all’Unione Culturale.
Il materiale storico viene consegnato agli artisti come strumento di lavoro: programma del Convegno, interventi, immagini, cronache, drammaturgie analizzate, testi preparatori, materiali conservati, eventuali registrazioni, testimonianze.
L’Unione Culturale apre il proprio patrimonio documentario e la memoria istituzionale del luogo.
Prima consegna agli artisti. Ognuno deve scegliere tre reperti:
- uno che sente ancora vivo;
- uno che considera fallito o assorbito;
- uno che non comprende o che gli appare estraneo.
Da quei materiali nascono azioni sceniche brevi.
Da questo primo attraversamento affiora un deposito germinale di materiale performativo:
nuclei scenici grezzi + un archivio di materiali.
2° CANTIERE | LA CREAZIONE
Autorialità, responsabilità, potere
Si riprendono i materiali emersi dal lavoro sull’archivio e si cerca di farli reagire secondo metodologie e competenze specifiche dei singoli artisti, tutte integrate nella composizione scenica teatrale, e attraverso sistemi di produzione differenti.
Inoltre, si cerca di rovesciare le competenze.
Chi lavora normalmente sul suono determina l’azione; chi scrive non può utilizzare parole; chi recita può intervenire soltanto sulla struttura; ecc.
Successivamente il materiale di un artista viene affidato a un altro.
Giorgia Cerruti e Davide Giglio dirigono il lavoro e, come tutor, orientano le prove, intervengono sui materiali, chiedono ripetizioni e trasformazioni, operano selezioni e guidano progressivamente l’ensemble verso la costruzione di una grammatica scenica comune.
3° CANTIERE | LA CREAZIONE
Come far entrare l’oggi nella scena?
Non cerchiamo “materiali nuovi”.
Che operazione deve compiere il teatro perché qualcosa appartenente all’oggi diventi davvero presente sulla scena?
Ogni artista porta tre materiali che appartengono al proprio presente ma non sono necessariamente nati per essere teatro.
Potrebbero essere un dato, un’immagine, una conversazione, una tecnologia, una drammaturgia, un articolo, una memoria, una voce artificiale, una procedura burocratica, un linguaggio digitale, un oggetto, una registrazione.
Il materiale in sé non vale niente. Conta ciò che la scena compie e organizza attorno ad esso:
cambiarne il linguaggio,
lasciarlo quasi intatto e costruire teatro attorno alla sua resistenza,
allontanarsi radicalmente dalla sua forma originaria mantenendone il nucleo.
La drammaturgia comincia ad apparire, si approfondisce durante le prove e l’organizzazione dei materiali. Nasce una prima forma, grezza, di spettacolo.
4° CANTIERE | LA CREAZIONE
Indagini fuori scena
Gli artisti escono fisicamente fuori dall’ UC.
Non si tratta di un progetto di sociologia del pubblico travestito da teatro.
Dividiamo l’ensemble in piccoli nuclei; si procede a una raccolta qualitativa di testimonianze e interrogazioni nella città di Torino, con particolare attenzione a persone che non frequentano abitualmente il teatro. Le persone incontrate vengono inoltre invitate alle giornate pubbliche del progetto.
Tre domande:
Quando senti la parola “teatro”, cosa immagini?
Se non lo frequenti, cosa ti tiene fuori?
Che cosa dovrebbe accadere perché qualcosa su una scena ti riguardasse davvero?
Previo consenso, le conversazioni sono video-documentate nell’ottica di creare un archivio video a disposizione del pubblico esclusivamente durante il dispositivo finale.
Dopo la raccolta delle testimonianze l’ensemble rientra in sala.
Il lavoro si modifica?
Le riflessioni scaturite da questa indagine sono di natura etica e politica: nella società attuale, così esposta alla semplificazione, all’assorbimento di modelli basici, commerciali, di puro intrattenimento, la responsabilità dell’artista è alta e richiede di rispettare i codici specifici del teatro senza semplificare.
Dobbiamo interrogarci sulla soglia.
In questo periodo nasce lo spettacolo vero e proprio.
PRESENZA DEI CONTRADDITTORI DURANTE LA CREAZIONE
Durante queste settimane di creazione i tre Contraddittori entrano nelle giornate di lavoro con una funzione di mentoring artistico: guardano i materiali, mettono in crisi, suggeriscono possibili sviluppi e aiutano a individuare criticità, apportando al contempo il proprio sguardo specifico e un’esperienza decennale cui attingere.
Restituiscono ciò che vedono accadere: dove il lavoro è vivo? Dove sta illustrando un’idea? Dove mente?
Ciascuno dei tre Contraddittori entra in alcune giornate di creazione in una fase avanzata. Il lavoro viene momentaneamente esposto a uno sguardo esterno competente e radicalmente autonomo: non tre discipline da insegnare, ma tre posizioni artistiche capaci di interrogare diversamente l’oggetto prodotto e di offrire ai giovani artisti un confronto professionale qualificato.
9|10|11|12 GIUGNO 2027 | L’EVENTO
In queste giornate apriamo il terreno. Sessant’anni esatti dopo il Convegno per un Nuovo Teatro, il progetto incontra il pubblico in due contesti.
DISPOSITIVO DIURNO | 9, 10, 12 GIUGNO:
Il 9, 10 e 12 giugno, dal mattino al pomeriggio, ad ingresso libero e continuativo, il pubblico entra all’Unione Culturale e trova un luogo già abitato. Non una mostra documentaria nostalgica sul 1967 ma un archivio messo sotto pressione. L’ensemble ha lavorato nei due mesi precedenti su documenti, parole, fotografie, testimonianze, materiali del convegno e della storia dell’UC.
Ora il pubblico attraversa una mostra in itinere-performativa-permanente.
“Che cosa di ciò che accadde allora è arrivato fino a noi?”
Materiali disseminati negli spazi espositivi e continuamente attivati dagli artisti.
Una voce del 1967 viene pronunciata da un venticinquenne del 2027.
Un documento viene contraddetto.
Una parola viene cancellata.
Una dichiarazione di allora viene confrontata con ciò che il teatro è diventato.
È una sorta di scavo pubblico, che cresce per accumulo.
Il 9, 10 e 12 giugno l’Unione Culturale Franco Antonicelli viene attraversata in forma performativa e documentaria dai materiali che hanno nutrito il progetto: archivio vivo, interventi, proiezione delle domande rivolte a campione ai cittadini, momenti di discussione con artisti ospiti, permettendo al pubblico di attraversare la genealogia della creazione.
EVENTO SERALE
Il 9, 10 e 12 giugno, alle ore 21.00, va in scena nella sala principale dell’Unione Culturale Franco Antonicelli lo spettacolo creato dai sette artisti coinvolti. L’11 giugno, in occasione dell’anniversario della fondazione dell’Unione Culturale Franco Antonicelli, avvenuta nel 1945, lo spettacolo viene presentato al Teatro Giacosa di Ivrea. Le quattro repliche, tutte a ingresso gratuito, costituiscono il nucleo performativo dell’evento MANIFESTO 67.27 - Archeologia Futura.
Alle giornate conclusive vengono invitati programmatori, direttori artistici, operatori dello spettacolo dal vivo e critica di settore, affinché la restituzione pubblica costituisca anche un’occasione di confronto e visibilità professionale per i sette artisti.
Il 1967 è la pressione storica che lo genera.
I quattro cantieri sono il metodo con cui lo produciamo.
I Contraddittori sono strumenti del processo.
La città è una sorgente di attrito e di materia.
L’archivio è materia scenica, non apparato celebrativo.
L’UC è il luogo necessario del lavoro e del dispositivo.
Ivrea apre l’esito del percorso a un secondo contesto territoriale e professionale.
Il 9–12 giugno è l’evento nel quale l’opera originale incontra il pubblico.
CHI SONO GLI ARTISTI SCRITTURATI E COME VENGONO SELEZIONATI
Il progetto crea un ensemble temporaneo di sette artisti under 35 all’inizio della propria carriera, sette pratiche autoriali con differenti provenienze chiamate a condividere la responsabilità della produzione scenica, entrare in relazione, sovrapporsi e occasionalmente rovesciarsi durante il processo di creazione.
4 attori/performer
Quattro artisti molto diversi tra loro, per garantire un approccio plurale al palco e ai metodi compositivi dello spettacolo dal vivo.
1 dramaturg
Un artista che lavora su:
archivio, montaggio, fonti, struttura, relazioni tra materiali, produzione di scrittura quando necessaria, osservazione del processo, memoria delle prove, rapporto tra parola, regia, interprete e composizione.
1 sound artist
Un artista che lavora attraverso creazione di atmosfere sonore, voci, registrazioni, rumori, musica, silenzio, fonti sonore del 1967 e del presente, eventuale sintesi vocale, materiali raccolti nella città.
1 artista visivo
Un artista che si relaziona a immagine, archivio, oggetto, fotografia, video, grafica, spazi, dispositivi, materiali documentari.
l’attore può intervenire sulla struttura
il dramaturg può non usare parola
il sound artist può determinare una scena
l’artista visivo può lavorare sul tempo anziché sull’immagine
un attore può ricevere il materiale di un altro artista
Una scena può nascere senza che nessuna delle quattro persone che abitualmente chiamiamo “attori” ne sia il centro.
MODALITÀ DI SELEZIONE
La ricerca artistica di Piccola Compagnia della Magnolia si fonda da sempre su una concezione del teatro come luogo di relazione tra linguaggi differenti. Il lavoro dell’attore e la composizione scenica dialogano con l’immagine, il suono, la drammaturgia, il video e le arti visive, dando origine a una pluralità di segni e prospettive capaci di ampliare la costruzione dell’opera teatrale sul piano narrativo e simbolico.
Tale metodologia caratterizza non soltanto gli esiti artistici della Compagnia, ma l’intero processo creativo: fin dalle prime fasi di lavoro, le specifiche competenze dei diversi artisti coinvolti - registi, attori/performer, dramaturg, sound artist e artisti visivi - concorrono alla costruzione di una comune grammatica scenica.
In coerenza con questa metodologia, MANIFESTO 67.27 - Archeologia Futura prevede la costituzione di un ensemble temporaneo formato da sette artisti singoli under 35, selezionati attraverso una call nazionale:
PRIMA FASE - PUBBLICAZIONE E DIFFUSIONE DELLA CALL
Come prima azione di comunicazione del progetto, verranno aperti i canali Instagram e Facebook dedicati a MANIFESTO 67.27 - Archeologia Futura, che accompagneranno il lancio della call e le successive fasi del percorso.
Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2027, Piccola Compagnia della Magnolia pubblicherà una open call nazionale finalizzata all’individuazione dei sette artisti under 35.
La call sarà pubblicata sul sito ufficiale della Compagnia e diffusa attraverso una campagna di comunicazione nazionale articolata sui seguenti canali:
• canali social della Piccola Compagnia della Magnolia, anche mediante campagne sponsorizzate su Facebook e Instagram;
• web magazine e testate specializzate nel settore dello spettacolo dal vivo e della cultura, tra cui, a titolo esemplificativo, Teatro e Critica, Teatro.org, Krapp’s Last Post, TeatroTeatro, Paneacquaculture, Theatron 2.0;
• stampa locale e nazionale;
• emittenti radiofoniche;
• mailing list della Piccola Compagnia della Magnolia, composta da circa 15.000 contatti;
• mailing list e canali di comunicazione dell’Unione Culturale Franco Antonicelli.
Il lancio della call sarà inoltre accompagnato da una giornata pubblica di presentazione presso un teatro della città di Torino oppure presso l’Unione Culturale Franco Antonicelli, dedicata alla presentazione del progetto, delle finalità del percorso di professionalizzazione, dei profili ricercati e delle modalità di candidatura.
L’obiettivo è garantire alla call un’ampia diffusione territoriale e favorire la partecipazione di artisti provenienti da differenti contesti ed esperienze professionali.
SECONDA FASE - PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE
Potranno presentare la propria candidatura artisti che, al 29 ottobre 2026, non abbiano ancora compiuto 36 anni e che siano:
• residenti in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza; oppure
• residenti all’estero, purché in possesso della cittadinanza italiana,
Ai candidati sarà richiesto di presentare:
• curriculum artistico-professionale, dal quale emergano la formazione, le esperienze maturate nel proprio ambito di attività e l’avvio di un percorso professionale suscettibile di ulteriore sviluppo e perfezionamento;
• lettera motivazionale, volta a illustrare le ragioni dell’interesse nei confronti del progetto, la propria pratica artistica e la disponibilità a confrontarsi con un processo di creazione collettiva;
• una breve risposta ai seguenti quesiti:
Quale elemento del presente senti che il teatro non riesce ancora a trattenere?
Quale convenzione teatrale senti oggi insufficiente?
• un materiale artistico rappresentativo della propria pratica, differenziato in base al profilo per il quale ci si candida:
per gli attori/performer: un video della durata massima di 3 minuti;
per il dramaturg: un testo o un breve materiale di scrittura/drammaturgia;
per il sound artist: un elaborato sonoro;
per l’artista visivo: un portfolio sintetico, un’immagine, un video o altro materiale rappresentativo della propria ricerca.
Il materiale presentato non sarà valutato come prodotto compiuto, ma quale strumento utile a comprendere la pratica, il linguaggio e il potenziale contributo del candidato all’interno del processo creativo previsto da MANIFESTO 67.27.
Le candidature dovranno essere inviate entro e non oltre il 2 marzo 2027 all’indirizzo pcmteatro@gmail.com.
TERZA FASE - VALUTAZIONE E SELEZIONE
Le candidature saranno esaminate da Giorgia Cerruti e Davide Giglio, ideatori e direttori artistici del progetto, fondatori di Piccola Compagnia della Magnolia e attivi come attori, registi e formatori.
La valutazione sarà effettuata sulla base dei seguenti criteri:
-
qualità e coerenza del percorso artistico-professionale;
-
motivazione e consapevolezza delle proprie esigenze di crescita e coerenza tra il percorso proposto e l’attuale fase di sviluppo artistico-professionale del candidato;
-
capacità di elaborazione autoriale nel trasformare stimoli e materiali in proposte artistiche personali, assumendo un ruolo attivo e responsabile nel processo creativo e nella costruzione dell’opera collettiva;
-
attitudine al confronto, alla ricerca e alla creazione collettiva;
-
disponibilità a mettere in relazione la propria specifica competenza con gli altri linguaggi della scena teatrale.
Particolare attenzione sarà rivolta alla costruzione di un ensemble eterogeneo per percorsi, sensibilità e pratiche artistiche, nel quale le differenti competenze possano entrare in relazione e concorrere alla realizzazione di un’unica opera teatrale.
I sette artisti vengono scritturati prima dell’avvio del lavoro per complessive 208 giornate, calcolate come somma delle giornate dei singoli partecipanti, secondo le normative del CCNL Spettacolo.
PROFILI DEI TRE CONTRADDITTORI
Una figura della regia/creazione scenica, con un rapporto molto forte con attore e composizione:
Roberto Latini
Una figura la cui pratica attraversa scrittura, drammaturgia, pensiero e scena, senza essere semplicemente un’autrice di testi:
Lucia Calamaro
Una figura poliedrica che ha lavorato sui confini del linguaggio teatrale e sul rapporto con lo spettatore: performance, arti visive, musica, dispositivi scenici, spazio:
Richi Ferrero
I tre Contraddittori sono stati individuati dalla Piccola Compagnia della Magnolia sulla base della qualità e della coerenza dei rispettivi percorsi artistici. La scelta ha privilegiato figure di riconosciuta esperienza, dotate di sguardi autonomi e complementari, capaci di interrogare il processo creativo da prospettive differenti e di favorire un confronto qualificato tra linguaggi e generazioni:
ROBERTO LATINI è attore, autore e regista, tra le figure più originali della scena teatrale contemporanea italiana. Si forma allo Studio di Recitazione e di Ricerca Teatrale Il Mulino di Fiora, diretto da Perla Peragallo, diplomandosi nel 1992. Fondatore della compagnia Fortebraccio Teatro, ha sviluppato una ricerca fortemente personale sulla voce, sul corpo dell’attore e sulla riscrittura dei classici, confrontandosi in particolare con Shakespeare, Pirandello, Goldoni e il Cantico dei Cantici. Ha diretto il Teatro San Martino di Bologna dal 2007 al 2012 e collaborato con importanti realtà della scena nazionale. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti figurano il Premio Sipario 2011, il Premio Ubu come miglior attore nel 2014 e nel 2017, il Premio della Critica 2015 e il Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2021.
LUCIA CALAMARO è drammaturga, regista e attrice, tra le voci più autorevoli della drammaturgia italiana contemporanea. Nata a Roma, trascorre parte della sua formazione tra Montevideo e Parigi, dove si laurea in Arte ed Estetica alla Sorbona e approfondisce il lavoro teatrale e performativo. Tornata in Italia, fonda nel 2003 l’associazione Malebolge, con cui sviluppa una scrittura scenica originale, caratterizzata da un linguaggio fortemente letterario e da un’indagine profonda delle relazioni, della memoria e dell’esperienza quotidiana. Tra i suoi lavori più noti figurano L’origine del mondo. Ritratto di un interno, La vita ferma, Si nota all’imbrunire, Smarrimento e Darwin inconsolabile. L’origine del mondo vince tre Premi Ubu, mentre nel 2019 riceve il Premio Hystrio alla Drammaturgia. È inoltre docente e formatrice, e ha ideato e diretto la scuola di drammaturgia “Scritture”
.
RICHI FERRERO è artista, regista e autore, protagonista della ricerca teatrale e visiva italiana dagli anni Settanta. Dopo esperienze giovanili tra Europa e Oriente, nel 1971 fonda, insieme ad alcuni componenti dello Zoo di Michelangelo Pistoletto, la compagnia di ricerca Il Granserraglio, lavorando come attore, autore e successivamente regista. La sua ricerca attraversa teatro, cinema, arti figurative, land art, installazione e uso scenografico della luce. Dagli anni Ottanta sviluppa in particolare il concetto di “teatro urbano” e di “drammaturgia della fissità”, trasformando piazze e edifici cittadini in vere e proprie scene teatrali, nelle quali è lo spettatore a ricostruire idealmente l’azione. Tra le sue opere più note figurano le installazioni realizzate per Luci d’Artista a Torino, tra cui Porto Palazzo e Il Giardino Barocco Verticale. Il suo lavoro è caratterizzato da una continua contaminazione tra linguaggi artistici e da una particolare attenzione al rapporto tra luce, spazio urbano, memoria e percezione dello spettatore.
DOPO MANIFESTO 67.27
La continuità di MANIFESTO 67.27 sarà affidata alle relazioni professionali, ai materiali e alla documentazione prodotti durante il percorso, insieme a una nuova traccia scritta delle questioni emerse.
Uno degli esiti del progetto sarà infatti la costruzione degli Atti di MANIFESTO 67.27 e l’elaborazione di un MANIFESTO 27, nato dalle pratiche e dalle posizioni emerse intorno alle condizioni attuali della creazione, dei linguaggi e del rapporto con i pubblici.
È un tentativo di fissare alcune questioni aperte sul teatro contemporaneo a sessant’anni dal Convegno per un Nuovo Teatro e dagli Elementi di discussione per un nuovo teatro, elaborati da Giuseppe Bartolucci, Ettore Capriolo, Edoardo Fadini e Franco Quadri, tra i principali documenti programmatici legati al Convegno del 1967.
Gli Atti e MANIFESTO 27 costituiranno un esito autonomo del percorso e un patrimonio utilizzabile nel tempo per attività di studio e diffusione, anche in collaborazione con i soggetti culturali e universitari coinvolti.
In questo modo la ricerca prodotta durante la residenza potrà continuare a circolare oltre la durata del progetto e diventare materia per successivi momenti di confronto sul teatro contemporaneo.
Sul piano professionale, la prospettiva è mantenere attive le relazioni nate tra i sette artisti, i tutor, i Contraddittori, i programmatori, i critici e gli operatori incontrati. Questi contatti devono tradursi, nel tempo, in nuove occasioni di lavoro e possibilità di circuitazione dello spettacolo prodotto, prolungando l’effetto del percorso sulla traiettoria professionale dei partecipanti.
Parallelamente, MANIFESTO 67.27 mira a consolidare le collaborazioni con l’Unione Culturale e l’Università degli Studi di Torino/DAMS, affinché le connessioni attivate non si esauriscano con le giornate conclusive ma possano continuare a generare nuove occasioni per giovani artisti provenienti dal territorio locale e nazionale.
Nel medio-lungo periodo, MANIFESTO 67.27 vuole quindi lasciare non soltanto un’opera, ma una rete di relazioni, materiali e pensiero critico capace di continuare a produrre effetti. MANIFESTO 27 ne rappresenterà l’eredità più riconoscibile e, insieme, un possibile punto di partenza per ulteriori percorsi di confronto e sviluppo artistico.
FINALITÀ DEL PROGETTO
MANIFESTO 67.27 | Archeologia Futura trasforma un passaggio decisivo della storia teatrale torinese in un’azione culturale rivolta al presente. A sessant’anni dal Convegno per un Nuovo Teatro, l’Unione Culturale Franco Antonicelli torna a essere un luogo di produzione, confronto e sperimentazione.
Il progetto interviene su due bisogni concreti del territorio: offrire reali opportunità professionali alle nuove generazioni e ridurre la distanza tra il teatro e le persone che non lo frequentano.
Sette artisti under 35 all’inizio della propria carriera sono coinvolti in un percorso di professionalizzazione che li conduce alla creazione di un’opera originale, lavorando con professionisti del settore e assumendo un ruolo pienamente autoriale.
Sia le interviste condotte dall’ensemble sia le giornate di dispositivo diurno e gli eventi serali sono pensati per coinvolgere pubblici diversi per età e familiarità con il teatro: persone adulte e anziane che non lo frequentano abitualmente ma possono avere una memoria diretta o indiretta del Convegno del 1967, e giovani interessati ad approfondirne i temi anche attraverso il lavoro di artisti under 35. La gratuità di tutte le attività favorisce l’ampliamento e la diversificazione dei pubblici.
La dimensione intergenerazionale è interna alla struttura del progetto: materiali storici, documenti e scritture del passato vengono riattivati da una nuova generazione di artisti attraverso uno sguardo contemporaneo. L’efficacia dell’intervento nasce inoltre dalla capacità di produrre risultati concreti: opportunità professionali, scambio tra generazioni, valorizzazione di un luogo storico, ascolto della comunità e ampliamento del pubblico.
Il progetto coinvolge inoltre l’Osservatorio DAMS dell’Università degli Studi di Torino attraverso momenti di incontro e presentazione in aula e una presenza continuativa negli spazi universitari mediante un dispositivo informativo.
Torino non è soltanto lo sfondo del progetto: è la materia, l’interlocutrice e la destinataria.