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HOTEL BORGES

Piccola Compagnia della Magnolia
Creazione 2023

Libera riscrittura da Borges…e altri visionari…
Scrittura | Regia Giorgia Cerruti

In scena Davide Giglio
Musiche|Suoni Guglielmo Diana e Giorgia Cerruti



Dopo vent’anni di lontananza, quest’autunno sono tornata a Borges, al suo mondo ingordo capace di tenere uniti realtà e artificio. Ho riletto i suoi racconti,
in maniera intermittente e randomica, e ho avuto la sensazione di attraversare una storia dell’umanità, dove i vivi e i morti si confondono, e così fanno anche gli animali e le persone, i personaggi mitologici e qu
elli storici. Ora vorrei rovistare liberamente tra le sue opere, operando delle variazioni, creando delle vere e proprie riscritture metamorfiche e innestando - qui e là - parole e immagini prese in prestito anche da altri amici visionari (Copi, Edouard Louis, Cocteau, Petrolini,…). Il protagonista di Hotel Borges è un bambino, che soffre di insonnia, vive in una casa con molte stanze e sogna di fare da grande il concierge di un grande albergo. Il suo gioco preferito è quello di un altro-io con cui dialogare, un io illusorio; così facendo quel bambino gioca a indagare le vite degli altri, al telefono, alla radio, alla TV,...alle volte nei sogni anche solo dormendo…
Nell’arco di una notte pressoché insonne il bambino incontra una ricca umanità: spesso si tratta di personaggi conosciuti che ho preso piacere a deformare e
falsificare deliberatamente secondo la mia fantasia. Altre volte possono essere personaggi mitologici che gli fanno visita in sogno: una specie di parata, una processione pagana - a tratti sinistra e a tratti divertente – che lo convince di non essere solo. Il quel bambino ci siamo noi adulti, immersi nel nostro romanzo di formazione, alla ricerca irrisolta del modo più autentico o idoneo di vivere.

In scena, solo ma condotto da molte visitazioni, c’è Davide Giglio, attore cofondatore con me della Piccola Compagnia della Magnolia e presenza cardine degli ultimi 12 spettacoli dell’ensemble. Hotel Borges è un vocabolario di parole e visioni che sembrano affiorare da vecchie amicizie comuni, che un po’ tutti - giovani e vecchi - conosciamo. Ma cosa portano con sé nell’oggi? A che servono? Procedendo per stanze e incontri, proviamo a stare in una drammaturgia fluida dove il bisogno di comunicare è contemporaneamente contenuto, struttura e forma dello spettacolo stesso.

Con questo lavoro vogliamo provare a raccontare con il teatro il tentativo di farsi spazio in un mondo che non è mai su misura, un abito da adattare incessantemente, in quel volo scomposto e incerto che è per ciascuno l’appro
ssimazione all’amore, la scoperta dell’altro. Proviamo a rovistare ancora e nuovamente tra i temi a noi cari da vent’anni, impastando contaminazioni, utilizzando le riscritture come trampolino (o precipizio) per tornare là, al cuore intatto della forza d’amore.

 
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