TRILOGIA DELL’INDIVIDUO – TERZO LAVORO
Scheda tecnica
dello spettacolo.
Rassegna stampa.
TITUS Studio sulle Radici (2011) è la terza tappa di un percorso shakespeariano denominato “Trilogia dell’Individuo” inaugurato con HAMM-LET / Studio sulla Voracità (2009) e proseguito con OTELLO / Studio sulla Corruzione dell’ Angelo (2010).
Titus arriva in un periodo di domande, si insinua in un momento carico di
interrogativi sul ruolo dell’arte, di una giovane compagnia quale la
nostra, sulla necessità di parlare dell’uomo di oggi con la
convinzione in noi sempre più radicata che i grandi del passato
(Shakespeare, Copeau, Grotowsky,…e molti molti altri ..) - con le loro
lezioni a volte di etica a volte di estetica - a volte di tecnica a volte di
anima - debbano soffiare sulla ricerca dell’ oggi. Questo
“ponte” solo può dare respiro alla creazione contemporanea,
permettere che essa interpreti l’oggi senza essere assoggettata
all’arte che fa tendenza sul mercato ma che è tristemente priva del
senso del tempo lineare, il quale ci precede sempre e in ultimo ci dà il
senso della Storia, dell’ Infinito.
In questo periodo facciamo ricerca, prove intense volte al continuo studio della
tecnica d’ attore applicando i metodi dei “maestri” a noi
cari, studiamo i classici e i contemporanei a voce alta, affiniamo
l’orecchio e la concentrazione fisica, andiamo sovente a teatro e ci
interroghiamo come spettatori, definiamo con contorni marcati la nostra
identità espressiva e la nostra estetica.
Stiamo facendo un percorso dal 2004 ad oggi, e ogni spettacolo è per noi una tappa che raccoglie cosa siamo in quel dato momento del percorso. La Trilogia rappresenta una transizione: un passaggio verso la volontà di rischiare, di non accondiscendere per forza al coup de théâtre, di non imporre spasmodicamente allo spettatore qualche soluzione scioccante o di facile lusinga per sfruttare un presunto “spirito dei tempi” : vorremmo che ogni tempo dello spettacolo impegnasse l’anima con fatica e la costringesse a superarsi, perché da quel tumulto e da quella concentrazione nasce la sensazione di aver davvero fatto un’esperienza, seppur breve, artisti e pubblico. Da queste riflessioni sorge sempre intimamente l’esigenza di fare i nostri spettacoli e anche questo racconta cosa siamo e dove andiamo.
Qui si inserisce TITUS / Studio sulle Radici, a questo punto della storia di PCM
e del suo devoto rapporto nei confronti di Shakespeare il quale tutto ha
previsto.
Dopo aver appena sfiorato Amleto e poi lottato con l’arduo Otello,
Magnolia prova a spingere lo sguardo verso un nuovo Shakespeare, carico di
potenza immaginifica e straziato nel cogliere il senso dei legami di sangue, la
lotta permanente dell’ Uomo tra vendetta e perdono, il dilemma della
definizione di civiltà versus barbarie in seno ad una Società
democratica, ma dove la Natura con le sue leggi primordiali ha la meglio
perché viene prima e viene da dentro all’ Uomo.
Studiare le Radici.
È studiare il sangue, i rapporti primari di parentela o comunque i
rapporti senza mediazioni, di rito e mito.
È dire a qualcuno “sangue mio” perché lui scorre in
te, perché se recidono lui recidono te; lo dice un genitore al figlio,
è un legame complesso e dolente che è al suo vertice tra padre e
figlia nel Titus e che può essere accettato o respinto ma mai negato.
È la recisione del legame essenziale della parte con il tutto: il legame
tra figli e genitori, tra fratelli, il legame con i cari nonni che ti facevano
ballare sulle ginocchia, un tuo bigliettino d’auguri che la nonna ha
conservato scrupolosamente per anni e che - per sua volontà scritta -
dovrà essere posto con lei nella tomba, il legame tra gli arti (mani,
lingua….) e la totalità corporea. Si taglia sempre da un intero !
E pensiamo che inevitabilmente questo senso delle Radici - legato allo scorrere
del Tempo – abbracci la percezione quotidiana e pacata della morte.
“C’è la mia bambina qui ? C’è la mia bambina
qui ?” chiede ripetutamente dolce e sfinito, tutto il giorno, il vecchio
che osservo in una Clinica per malattie nervose. Cosa è successo ? Gli
hanno reciso “l’arto” ? E ora la sua mente - non più
lucida - zampilla sangue a fiotti. Questo signore non lo sa ma grazie a lui
inizierà questo spettacolo.
Partendo dal capolavoro di Shakespeare, abbiamo immaginato un viaggio fisico e
mentale nell'esistenza di Titus: padre, soldato, corpo di Stato, un
cortocircuito di sensazioni che riaffiorano alla memoria e non danno tregua.
Titus diventa tragedia di Vendetta per vendicare le Radici offese.
Titus è un tempo di lavoro sincero e turbolento, ancora una volta attorno
a Shakespeare: un attore in scena - Davide Giglio, tra i fondatori della PCM -
incarna Tito e inscena la propria vita instancabilmente, teme i fantasmi da
sé stesso evocati, commemora e onora senza sosta i morti come un'
espiazione o un dovere, pesca nel lago della memoria tessere di un mosaico di
facce care e amate. Uno spazio scenico scarno, alcuni oggetti catalizzatori che
infiammano il ricordo, un vasi di fiori su cui pregare, morti da lasciar andare
e un cerchio che deve chiudersi per riposare, finalmente.
Ci accoglie uno spazio scenico ampio e nudo. C’è aria che si
sprigiona tra le vesti, nella recitazione attenta a rispettare Shakespeare ma
aperta anche al nostro dire, un’estetica antinaturalistica sempre attenta
a dichiarare il teatro, la sua finzione, ma ostinatamente volta a cercare la
verità e la densità emotiva in un equilibrio difficile da trovare
ma che continua febbrilmente ad appassionarci.
Giorgia Cerruti.
Foto: Riccardo Polignieri.