con
Giovanbartolo Botta, Carlo Nigra, Giorgia Cerruti,
Federica Crisà, Valeria Dafarra, Elisa Faletti,
Davide Giglio, Ennio Giuliani
Voce fuori scena: Michele di Mauro
Jean Genet muore di cancro il 15 aprile del 1986.
E’ sepolto in un piccolo cimitero spagnolo vicino a Tangeri, in Marocco,
secondo le sue volontà.
Il cimitero si trova su una scogliera che domina il mare e confina da un
lato con una prigione municipale e dall’altro con una casa di appuntamenti.
La glorificazione dell’immagine e del riflesso, questo è il
"Gran Balcone" di Genet. Lo spazio dell’opera è il
"Bordello", luogo avulso dalla contaminata realtà, zona
d’ombra in cui l’immaginazione al potere contamina con la sua purezza e
ferocia.
Ennesima variazione sul tema della vita come teatro e del teatro come
verità della vita, Il Balcone è un’opera esoterica,
di rigoroso antinaturalismo; la metateatralità presente nel testo
si riversa nello spettacolo confondendo i piani della vita e del teatro,
dell’uomo e dell’attore. Si esalta il valore rituale del teatro come atto
puro e il palcoscenico diventa "un luogo prossimo alla morte dove ogni
libertà è possibile". Giocando con una recitazione esagerata,
insistita, "barocca" e ispirandosi alle atmosfere proprie del cabaret
berlinese, abbiamo evidenziato per contrasto una tragica e paradossale assenza
di identità e comunicazione. Tanto più i protagonisti incarnano
la loro funzione, e in questa si rendono riconoscibili e "reali",
tanto più devono abdicare alla loro "reale" esistenza.
E’ da una lacerante quanto irrisolta domanda di senso che nasce il grido poetico,
superbo, terribile, di Genet.
L’AZIONE
Una guerra di indipendenza, all’inizio del diciannovesimo secolo, in America
Latina : Venezuelani contro il governo spagnolo. Guerra di liberazione del
Venezuela condotta dal nazionalista Bolivar e feroce repressione spagnola.
Civili inermi implicati nella lotta.
IL LIBERO ARBITRIO
Montserrat, militare spagnolo, tradisce il proprio paese per la causa
venezuelana nascondendo Bolivar. Scatta il ricatto. Chi salvare? Un gruppo
di civili inermi o la causa di una nazione?
Emmanuel Robles scrive un’opera straordinariamente attuale, di grande impatto
etico, civile ed emozionale. I dialoghi sono sostenuti da una forte tensione
drammaturgica che fa dell’opera un capolavoro in costante equilibrio tra acume
psicologico, ritmo e lirismo misurato.
Roblès ha avuto il dono poetico di trasferire una situazione di
così drammatica urgenza sul piano di un’ appassionata ricostruzione
storica, senza spegnerne l’evidenza ma spogliandola di tutte le sue scorie.
Le inquietudini di Montserrat, anche se rivestite di costumi sudamericani di
due secoli fa, sono le nostre inquietudini.
Lo spettacolo è ambientato in un non-luogo percorso da fredde geometrie:
le scenografie, di legno scuro e greve, appaiono come punti di approdo e di
confine cui gli attori tendono nel loro movimento scenico. I costumi, barocchi
ed eccessivi, sono un segno basilare dello spettacolo che, unitamente al trucco
sostenuto, restituiscono quell’impressione di devianza dal verosimile che
è segno distintivo dello spettacolo. Gli attori spingono ad una sintesi
calibrata il gusto barocco e la sensibilità tragica calata nel grottesco,
attraverso un lavoro che mira a scomporre voce e gesto. In contrapposizione a
volte radicale, a volte sfumata, gli uomini rappresentano la lotta in perenne
divenire, mossi da una sorda volontà di predominio; le donne, statiche
e solide, la testimonianza, la voce "rubata" che racconta la memoria
presente passata e futura dell’eterna tensione dialettica tra la libertà
di determinazione e il rigore del conformismo. Uno spettacolo che mette a
confronto il lavoro della compagnia con le contraddizioni dell’eredità
storica della società, attraverso una ricerca che unisce Teatro e Storia
per diventare una riflessione sulla contemporaneità.
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro, perchè
il Male ed il Potere hanno un aspetto così tetro? Dovrei anche
rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile accettare che sia questa la realtà?
Cervantes
Quijote è un viaggio onirico alla scoperta dei propri mulini
a vento, che smettono di essere utopie e diventano marchingegni da azionare
con la propria immaginazione e curiosità.
L’essenza di ogni buon viaggio è la trasformazione, il percorso quasi
iniziatico che ci cambia, modifica il nostro agire nel mondo rendendoci
più consapevoli ma capaci comunque di filtrare le cose con l’incanto
e la purezza dei bambini. Quijote è un uomo in viaggio; la sua è
un’avventura mentale, sentimentale e temporale che lo porta a cercare senza
sosta la conoscenza, attraverso mille peripezie e incontri strabilianti.
L’hidalgo della Mancha cavalca le epoche storiche, per imparare ad amare il
mondo moderno ed essere al contempo portavoce dei suoi valori nella
contemporaneità.
L’icona Quijote si fa uomo del nostro Tempo nell’incontro magico con una bambina
affascinata dalla lettura del capolavoro di Cervantes. Poco per volta dalla
pagina si sollevano immagini e situazioni che Quijote offre allo sguardo
curioso di una piccola creatura alla scoperta del mondo. La bambina – moderna
Dulcinea – ha il divertente compito di abituare Quijote alla vita moderna ed
è l’unica depositaria di un mondo raccontatole dal cavaliere errante.
Il rapporto tra l’onirico e il reale che si instaura tra i due personaggi
viene sostenuto da un linguaggio che mescola l’espressività corporea,
il gioco d’ombre, la parola, utilizzando come supporto la musica tesa a
veicolare il gesto e la voce degli attori, oscillanti tra la tragicità
e la comicità calate nel grottesco. Uno spettacolo creato per i ragazzi,
al servizio di un indiscusso capolavoro letterario e di una figura straordinaria,
capace di toccare l’Uomo contemporaneo di ogni età.