TRILOGIA DELL’INDIVIDUO – SECONDO LAVORO
Scenografia
Alberto Pastore e Blumig FerrOfficina
Costumi
Atelier PCM – Alessandro Di Blasi
Suono e luci
Riccardo Polignieri
Cosa avviene quando un individuo viene spinto sul ciglio dell’abisso da
una passione corrotta? È possibile ancora tornare indietro? E quella
passione distruttrice di cui parla Shakespeare può potenzialmente
travolgerci tutti o si insinua soltanto negli animi fragili, dove trova abissi
da popolare? Domande attorno alle quali si è costruito il nostro
studio.
Otello probabilmente è debole in amore: sente la forza dell'Eros ma non
sa niente dell'amore come dono, come passione attiva, lo confonde con il
benessere che prova nel sentirsi amato.
E poi è un guerriero nel mondo, i nemici li incontra “in
battaglia” – fuori da sé: di un nemico interno non ha idea;
che nello stesso uomo si dia battaglia, neanche se l'immagina. Ecco
perché Iago risulta pericoloso.
Ed ecco perché, se c'è un traditore in questo dramma, secondo noi
è Otello: è lui che si abbandona a Iago e fa di Desdemona un
demonio.
“Gli uomini dovrebbero essere sempre quello che sembrano”: questa
sapiente comandamento diventa la causa scatenante della tragedia umana di
Otello, Desdemona e Iago – accomunati dall’essere una cosa e
sembrarne o diventarne un’altra agli occhi altrui.
Iago prima e Otello dopo: come Satana, sono due angeli caduti, vittime della
propria corruzione e di un fraintendimento della realtà; Desdemona
diventa un sacrificio capace di scatenare il PanDemonio. Ecco dunque che
Shakespeare – attraverso il sintomo della gelosia – indaga su una
malattia difficilmente debellabile: il male e come esso penetra nel mondo. Iago
ci indica che forse la Parola è lo strumento di questa rovina; la
straordinaria forza con cui attecchisce nei cervelli di noi essere umani, ci fa
vedere le cose, "incanta", fa incantesimi.
La perdita di contatto con il reale, l’oscuramento del mondo, lo
smarrimento, la non coscienza del potere abnorme della parola non sono tratti
caratteriali di Otello ma un’universale e attualissima riflessione sulla
friabilità dei rapporti tra noi esseri umani.
Cosa avrebbe potuto salvare Desdemona, Iago e Otello ? Forse la Com-Passione,
quel meraviglioso moto dell’animo, quella spontanea risposta
dell’amore che ci fa immedesimare con l’altro, patire insieme,
soffrire i mali altrui.
Due attori in scena: gli "indivisibili" Otello e Desdemona e sopra di
loro – isolato su una macchina scenografica incombente in legno e ferro -
ecco provenire Iago/demiurgo/regista/sadico bambino/ragno predatore/agente del
male. Iago prima e Otello dopo: come Satana, sono due angeli caduti, vittime
della propria corruzione; Desdemona è un sacrificio capace di scatenare
il PanDemonio.
Un'atmosfera cupa e quasi medievale incontra il mondo di Shakespeare e -
attraverso Iago - si burla metateatralmente del nostro, per riflettere in ultimo
sulla cecità dello sguardo, di ieri e di oggi.
L’indagine condotta prosegue il lavoro della PCM sull’innesto tra
tradizione e ricerca, sull'antinaturalismo, sull'’abbraccio tra artificio
/ dichiarata teatralità e densità emotiva, alla ricerca di un
senso tutto contemporaneo dell'agire umano.