Piccola Compagnia della Magnolia

  • TRILOGIA DELL’INDIVIDUO – SECONDO LAVORO

    OTELLO

    Studio sulla Corruzione dell'Angelo

    Dall’opera di William Shakespeare

    Produzione 2010

    Con il sostegno del Sistema Teatro Torino

    In collaborazione con
    Théâtre Durance / Scène Conventionnée (Paca - France)
    Résidence d’Artiste – Projet transfrontalier CAT
    -
    Corte Ospitale di Rubiera – Residenza Creativa

    Elaborazione e Regia
    Giorgia Cerruti

    Con
    Anna Montalenti, Davide Giglio, Giorgia Cerruti

    Scenografia
    Alberto Pastore e Blumig FerrOfficina

    Costumi
    Atelier PCM – Alessandro Di Blasi

    Suono e luci
    Riccardo Polignieri

    Scheda dello spettacolo.

    Cosa avviene quando un individuo viene spinto sul ciglio dell’abisso da una passione corrotta? È possibile ancora tornare indietro? E quella passione distruttrice di cui parla Shakespeare può potenzialmente travolgerci tutti o si insinua soltanto negli animi fragili, dove trova abissi da popolare? Domande attorno alle quali si è costruito il nostro studio.
    Otello probabilmente è debole in amore: sente la forza dell'Eros ma non sa niente dell'amore come dono, come passione attiva, lo confonde con il benessere che prova nel sentirsi amato.
    E poi è un guerriero nel mondo, i nemici li incontra “in battaglia” – fuori da sé: di un nemico interno non ha idea; che nello stesso uomo si dia battaglia, neanche se l'immagina. Ecco perché Iago risulta pericoloso.
    Ed ecco perché, se c'è un traditore in questo dramma, secondo noi è Otello: è lui che si abbandona a Iago e fa di Desdemona un demonio.
    “Gli uomini dovrebbero essere sempre quello che sembrano”: questa sapiente comandamento diventa la causa scatenante della tragedia umana di Otello, Desdemona e Iago – accomunati dall’essere una cosa e sembrarne o diventarne un’altra agli occhi altrui.
    Iago prima e Otello dopo: come Satana, sono due angeli caduti, vittime della propria corruzione e di un fraintendimento della realtà; Desdemona diventa un sacrificio capace di scatenare il PanDemonio. Ecco dunque che Shakespeare – attraverso il sintomo della gelosia – indaga su una malattia difficilmente debellabile: il male e come esso penetra nel mondo. Iago ci indica che forse la Parola è lo strumento di questa rovina; la straordinaria forza con cui attecchisce nei cervelli di noi essere umani, ci fa vedere le cose, "incanta", fa incantesimi.
    La perdita di contatto con il reale, l’oscuramento del mondo, lo smarrimento, la non coscienza del potere abnorme della parola non sono tratti caratteriali di Otello ma un’universale e attualissima riflessione sulla friabilità dei rapporti tra noi esseri umani.
    Cosa avrebbe potuto salvare Desdemona, Iago e Otello ? Forse la Com-Passione, quel meraviglioso moto dell’animo, quella spontanea risposta dell’amore che ci fa immedesimare con l’altro, patire insieme, soffrire i mali altrui.

    Due attori in scena: gli "indivisibili" Otello e Desdemona e sopra di loro – isolato su una macchina scenografica incombente in legno e ferro - ecco provenire Iago/demiurgo/regista/sadico bambino/ragno predatore/agente del male. Iago prima e Otello dopo: come Satana, sono due angeli caduti, vittime della propria corruzione; Desdemona è un sacrificio capace di scatenare il PanDemonio.
    Un'atmosfera cupa e quasi medievale incontra il mondo di Shakespeare e - attraverso Iago - si burla metateatralmente del nostro, per riflettere in ultimo sulla cecità dello sguardo, di ieri e di oggi.
    L’indagine condotta prosegue il lavoro della PCM sull’innesto tra tradizione e ricerca, sull'antinaturalismo, sull'’abbraccio tra artificio / dichiarata teatralità e densità emotiva, alla ricerca di un senso tutto contemporaneo dell'agire umano.